1.12.09

Una scuola necessaria

Secondo Hermann Broch, il kitsch può definirsi come il Male nel sistema di valori dell'arte. Il concetto rappresenta una concretizzazione dell'etica nell'estetica e, in parole povere, condanna l'estetismo fine a se stesso, il virtuosismo inutile, in sostanza ogni manifestazione artistica che risponda all'imperativo fai un bel lavoro anziché a quello di fai un buon lavoro. È kitsch ogni arte che non scaturisce da una originale necessità, ma che ricalca modelli di successo trasformandosi in puro intrattenimento o semplice decorazione.
È evidente come oggi viviamo nella società del kitsch, dove, tra una piroetta degli Amici di Maria e una serenata x-fattoriale, ci aggiriamo in una selva di cosce di veline, che tutto è fuorché oscura, nel mezzogiorno perpetuo dei riflettori.
Questo vale anche per la didattica artistica. La scuola, l'insegnante che assuma un modello, precostituito e più o meno prestigioso, da imporre ai propri allievi, si mette al riparo dai dubbi e dalle critiche: io conosco la ricetta per il successo, tu non la segui, quindi è colpa tua se non ottieni i risultati che speravi.
Ben altra cosa è mettersi in ascolto dell'allievo, capire quali sono i suoi punti di forza e le sue debolezze, che ruolo può avere l'arte nella sua vita, quali sono le sue aspettative nei confronti del corso che sta seguendo: le sue proprie, non quelle dei genitori, dell'insegnante o del direttore della scuola.
Un buon lavoro può contenere note sbagliate, passaggi fuori tempo, salti di battute: tutte cose che farebbero inorridire i fanatici del bel lavoro. Ma non può rinunciare alla soddisfazione di chi fa la musica e da essa viene arricchito, in modi anche molto diversi da quelli che il mercato impone.
Questa è una missione. La nostra missione. Quella del Consorzio Concorde, e di chi vuole essere con noi.


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