24.2.10

Perché Sanremo è Sanremo.

Seguo sempre con attenzione il festival di Sanremo, più per curiosità sociale che musicale.
Quest'anno vince Valerio Scanu, seguito a ruota da Pupo e il Principe.
Vincono cioè la televisione, ormai modello di pensiero unico (il divo di Amici, supportato la sera prima dalla vincitrice dell'edizione precedente, in un passaggio di testimone da manuale fra i due divi creati in vitro), e la retorica demagogica più abietta e volgare (un tenorone nello stile nazional-popolare, un Principe che sembra uscito da una soap colombiana e un cantante oltre i limiti della decenza per una canzone che, per chi è in grado di capirlo, è un insulto alla storia e alla cultura del Paese).
Però succede qualcosa di interessante.
Non ho visto la puntata in diretta, così recupero i passaggi salienti su YouTube.
L'orchestra si ribella, protesta, straccia gli spartiti e chiede di rendere palese il proprio voto. Antonella Clerici ribatte che "esistono delle regole, esiste il televoto che è del popolo sovrano, quindi il popolo sovrano ha votato".
Sotto il video ci sono i commenti degli utenti. Mi cade l'occhio sui primi due che compaiono. 1963Nomadi dice: "Sanremo è proprio caduto in basso… GRANDE ORCHESTRA!". Risponde lampo200: "che vada a cuel paese ce qualcosa sotto mici l'orcestra tira gli spartiti così!!!" (sic, vedi sotto l'immagine).
Eccola, l'Italia di oggi, l'Italia-amore-mio cantata dal Principe e da Pupo. Un'Italia dove neanche la musica riesce ad avere una dignità. E dove forse è ora di fare delle scelte: se continuare a stare col popolo sovrano, per televotare l'abominio, o stare con l'orchestra e incominciare davvero a stracciare gli spartiti.



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